Jung e l’astrologia

 

Dice Jung “La scienza cominciò con le stelle, nelle quali l’umanità scoprì le dominanti dell’inconscio [collettivo], gli Dei, così come le bizzarre qualità psicologiche dello Zodiaco, proiezione[inconscia] completa della caratteriologia”.

 

A proposito della mitologia greca e romana. I Greci e i Latini erano dei popoli molto colti e intelligenti. Ciò si evince dalle loro lingue che erano dotte, difficili e complesse. Se i Greci furono eminenti nello studio della filosofia, dell’astronomia e della matematica, i Romani lo furono nella creazione di un diritto positivo che è ancora alla base dell’assetto giuridico di molte civiltà e di tante società anche attuali.

Greci e Romani furono esperti nell’astronomia, nella matematica, nelle scienze e nelle costruzioni letterarie e poetiche, lo furono anche nel teatro, nella commedia e nella tragedia. Furono grandi scrittori e storici, eminenti studiosi di ogni forma di sapere e di conoscenza umana.

Non mi sembra possibile che essi credessero veramente a deità antropomorfe, litigiose e piene di vizi e di facili costumi, e che i loro "dei" mostrassero tutte le qualità positive e soprattutto quelle negative dell’animo umano: erano irascibili, timorosi, arroganti, a volte vili, vendicativi, narcisisti, lussuriosi, ipocriti, incestuosi, bugiardi, ingiusti, fedifraghi, sleali, irritabili, collerici, suscettibili, infuriati, violenti, gelosi, immorali, tutte qualità negative dell’anima piene di simboli e di molti significati.

Proprio perché gli dei sono invenzioni umane, le loro caratteristiche negative sarebbero proiezioni di vizi che gli uomini coglievano dentro loro stessi, e, avendo difficoltà a rimuoverli, a negarli o a combatterli, li includevano nelle caratteristiche costituenti divinità o semidivinità che li rappresentassero e le impersonassero. Sarebbero nate queste figure mitologiche caratterizzate da manifestazioni di elementi negativi o corrotti del nostro animo, riscontrabili in noi e nelle nostre imperfezioni, consciamente o inconsciamente intuite, vissute, rilevate e rintracciate nelle pieghe della nostra anima.

Questi dei avevano anche virtù e caratteristiche positive, come quelli che ritroviamo in Apollo che incarna la bellezza maschile, lenisce malattie e porta sollievo agli uomini, quelle di Venere che personifica, o deifica elementi dell’amore profano, della passione e del desiderio, o in Minerva che rappresenta l’intelligenza e l’intuito, la saggezza nel migliore dei casi, o di Saturno e Vulcano, insomma di tutti quelli in cui si possono rinvenire e scorgere anche elementi positivi, virtuosi e benefici.

Tutto questo produsse una religione politeista composta da “dei antropomorfi” che cumulavano le qualità e i difetti dell’animo umano.

Jung le considerò elementi inconsci proiettati fuori dai singoli in entità concrete e valide per tutti. La religione politeista fu considerata e concepita da Jung come “ bizzarre qualità psicologiche dello Zodiaco, proiezioni complete della caratteriologia.

L’astrologia, che costituiva un “desiderio inconscio e collettivo” di prevedere il futuro e di agire sugli accadimenti della vita e degli eventi degli uomini, fu definita da Jung “non semplicemente una superstizione ma [una disciplina che] contiene certi dati di fatto psicologici”. Egli la chiama “psicologia proiettata”.
 

“Jung si rende conto benissimo che l’intera determinazione temporale nell’astrologia non corrisponde a nessuna costellazione astrale reale, perché l’equinozio di primavera nei millenni si è spostato indietro dall’Ariete ai Pesci, dunque anche la distribuzione delle case è fittizia, per cui, di regola, non si può fare un collegamento causale con le varie posizioni degli astri, ma secondo Jung l’astrologia ci dà una determinazione solo simbolica. Restano le stagioni, che esercitano ugualmente influssi sul mondo delle piante e degli animali.”……. “ L‘astrologia, dunque, non è una scienza fondata sulla causa ma sulla sincronicità, corrispondenza tra eventi interiori ed esteriori.” (Masada – Jung 3 – Lezione 7^)

Rifacciamoci ad Aldo Carotenuto che tratta l’argomento nel suo volume  “Jung e la cultura italiana” Astrolabio editore. Facciamo parlare direttamente l’autore. Dice Carotenuto:””Si badi che Jung usa l’aggettivo “proiettata”, Ciò significa che , coerentemente con il suo pensiero, Jung aveva capito che l’astrologia era uno dei tanti sistemi divinatori che proiettava all’esterno quello che era invece un fenomeno endopsichico. Infatti, nel 1928, affermando che l’astrologia contiene dei fatti psicologici, sosteneva che essa “”non ha nulla a che fare con gli astri”” ma rappresenta invece il condensato di 5.000 anni di psicologia dell’antichità e del medio evo””(Letters, pag. 56). Jung precisava che l’interesse per l’astronomia può spiegarsi solo perché essa, al pari della mitologia, del misticismo, della religione, ci aiuta a capire la mentalità del passato”” (Carotenuto, pag. 117 dell’opera cit.). E successivamente “”Jung preciserà, in una lettera del 1955””L’astrologia…. Che la gente crede una realtà, è invece una pura astrazione”” (Carotenuto pag. 118 op. cit.)  

 

 

Gli astrologi non possono saccheggiare la letteratura junghiana, estrapolandone indebitamente alcune espressioni per conferire dignità alla loro “arte magica” che nei labirinti dell’alto e basso medioevo, e poi al riparo degli anatemi del Concilio di Trento, sopravvissuta all’Illuminismo,  ha cercato di intimorire e sconcertare i popoli con i loro messaggi esoterici e scandalosamente ingannevoli.

Si accontentino di nascondere i loro ingenti guadagni accumulati speculando sulla credulità di molta gente, a volte piena di guai.  Perché veggenti, maghi ed indovini esistono da sempre, ma nello stesso tempo essi non compaiono alla luce del sole, non costituiscono la parte del popolo che lavora, che soffre e che risente delle situazioni drammatiche della nostra società. Essi sono come ectoplasmi, ombre, fantasmi, e vivono da nababbi, nell’invisibilità e nell’oscurità, spesso irraggiungibili dagli organismi preposti alla riscossione dei tributi.

 

 

Marzo 2012