Psicologia del Bello

(parte prima)

 

I magici e misteriosi numeri dell’armonia.

(di Antonio Vita)

 

    Le teorie della bellezza hanno subito trasformazioni da quando Platone parlò dell’arte come copia della copia d’idee perfette ed immutabili. E’ difficile pensare che Platone non abbia potuto intendere l’arte come “trasfigurazione” del reale, ma soltanto come copia. Al grande filosofo dobbiamo, tuttavia, il principio secondo il quale l’uomo, finito e imperfetto, cerca di tradurre nella bellezza quella parte del proprio spirito che appaga il desiderio d’immortalità e d’infinitezza.

    Dopo Platone le teorie sul BELLO si susseguirono.

I Romantici, parlarono di elementi nascosti nell’animo, frutti di genio e sregolatezza, che venivano espressi dagli artisti e andavano a costituire l’essenza della bellezza.

Altri, come gli esistenzialisti, parlarono del Bello come qualcosa di soggettivo e d’irripetibile.

Ci fu, infine chi, riprendendo alcune teorie aristoteliche, parlò della bellezza come espressione di “armonia”.

La lezione risale ad Aristotele, il quale riuscì anche a trovare alcune leggi che riguardavano le espressioni del bello ed alcuni rapporti che ne erano a fondamento. Fra tutti quello che riguardava i rapporti delle varie note musicali in un accordo maggiore o accordo perfetto. Ci narra il filosofo che sentendo un fabbro adoperare su un’incudine 4 martelli, uno di 1 Kg., un secondo di Kg. 1,250 , un terzo di Kg. 1.500, e l’ultimo di 2 Kg., egli capì i rapporti che governavano, nella musica, l’accordo maggiore

Nel Medio Evo, la lezione aristotelica venne ampiamente sviluppata. L’armonia era considerata dai filosofi e pensatori del Medio Evo come una concordanza di parti discordanti fra loro (Boezio).

    La concordanza era data da elementi che si richiamavano, che si univano, che si integravano, che andavano a costituire ununità organica, secondo una perfetta armonia.

Secondo tali teorie, la musica polifonica, gli elementi architettonici, gli elementi pittorici e di tutte le altre espressioni dell’arte, assumevano la loro bellezza dall’armonica concordanza di parti discordanti.

Persino in epoca moderna, i pittori divisionisti misero insieme molecole di colore discordanti fra loro, ma tali che si richiamavano, e che davano vita ad un insieme armonico.

    Anche l’amore e la felicità sono unità determinate dalla concordanza di elementi che si uniscono secondo le leggi dell’armonia.

    In tempi ancora più recenti, lo strutturalismo ha posto le basi per una serie di teorie che pensano alla “struttura” come un “insieme”, un tutto, le cui parti sono in una rapporto equilibrato e perfetto, statico o dinamico che esso possa mostrarsi.

In psicologia si affermò, specie in Germania, la Teoria della Gestalt con il principio della “buona forma”.

Le varie ipotesi, tuttavia, erano ancora astratte, per cui occorreva cercare qualcosa che riconducessero le diverse parti in un tutto armonico, e che fosse possibile rintracciare delle leggi presenti nella matematica, nella geometria, nella natura, nel creato, leggi che fossero a fondamento della bellezza, così come aveva in parte enunciato il filosofo Aristotele. Quando siamo di fronte ad un’opera d’arte, tutti concordiamo sulla sua bellezza, sulla sua armonia, sul senso di pace e di serenità che ci trasmette. Ma quali sono i canoni della bellezza e dell’armonia, e della perfezione? E da dove essi si ricavano?

    Chi si interessò delle leggi che regolano l’armonia furono alcuni matematici del Medio Evo. A loro ci rifacciamo per tracciare alcuni veloci appunti sull’argomento.

Essi compresero che le forme di molti di monumenti egizi, dei più noti monumenti greci, tra cui il Partenone, e della Magna Grecia, tra cui molti templi pitagorici, rispettavano delle forme che scaturivano dai segmenti aurei.

 

    La parte aurea di un segmento, già conosciuta da molti popoli antichi, è determinata da una parte che si ha allorquando delimitiamo il segmento stesso in modo tale che la parte più lunga è media proporzionale tra tutto il segmento e la parte rimanente.

Se il segmento è quello sotto riportato, AB,

_______________________|_______________

A                                           C                            B

 

delimitiamo una parte dello stesso in modo tale da ottenere la seguente proporzione:

AB : AC = AC : CB , per cui la parte del segmento AC è media proporzionale tra tutto il segmento AB e il rimanente CB. AC è la parte aurea del segmento.

Per trovare la parte aurea di un segmento, basta moltiplicare il segmento per un numero irrazionale ed infinito che possiamo riassumere in 0,618. E’ questo il numero magico che determina, nelle forme architettoniche, nelle sculture, nella pittura, nella musica, la bellezza considerata come rapporto armonico tra elementi che costituiscono una qualsiasi opera d’arte. Ma tale rapporto si ritrova anche in natura: in molti animali, nelle piante , nei fiori, nei colori dell’arcobaleno.

Diversamente dal Triangolo equilatero, dal quadrato e dal cerchio , i rettangoli si differenziano tutti perché varia il rapporto tra base ed altezza. Quando il rettangolo ha per altezza la sezione aurea della base, si ottiene un rettangolo perfetto,  un rettangolo aureo.

    L’ idea di perfezione e di bellezza che deriva dal rettangolo aureo è implicita nell’animo degli uomini (o nell’inconscio collettivo), tanto che è rintracciabile nelle opere d’arte antiche e moderne. Esso ci infonde, nel contemplarlo un’idea di gradevolezza, d’armonia, di perfezione e di bellezza. La sua visione determina una visone serena, riposante, rassicurante, armoniosa.

 

 

 

                A                    

        B

 

Nell’ Architettura classica, le pareti e le piante del Partenone e di numerosi altri templi Greci e della Magna Grecia, hanno queste misure.

    Queste misure d’armonia e di bellezza, tuttavia, erano già note agli Egizi e prima ancora agli Assiri, ai Babilonesi ed ai Caldei. E’ vero che gli Egizi adoperarono anche il triangolo equilatero, il quadrato e il cerchio. Ma queste figure geometriche possiedono anche loro delle proprietà che derivano da numeri che fissano i rapporti tra i vari elementi elevando le figure geometriche a figure armoniche e perfette (per triangolo equilatero la √3, per il quadrato la √2, per il cerchio π).  Queste misure le ritroviamo anche nei palazzi e monumenti del ‘500, o in costruzioni anche molto recenti:  ad esempio, nel palazzo di vetro dell’ONU, la larghezza della facciata principale è la sezione aurea dell’altezza.

C’è da notare, tuttavia, che mentre i triangoli equilateri, i quadrati e i cerchi sono tutti simili tra di loro, per quanto riguarda i rettangoli quelli aurei sono simili tra loro, avendo ognuno dei rapporti immutabili tra la base e l’altezza dati, appunto, dal numero 0,618.

 

 

 

Partenone (odierno)

Partenone (ricostruzione con statua di Minerva)

Tempio di Pitagora  (tavole)

Tempio nella Magna Grecia

Arco di Costantino

Palazzo dell’ONU

 


    Ma anche tra le case delle nostre campagne, ne troviamo qualcuna che dà un senso di grande riposo, di splendida contemplazione, di perfetta armonia e di grande bellezza. Esse sono costruite secondo il rettangolo aureo.

Chi aveva costruito queste meravigliose opere d’architettura aveva adoperato delle relazioni numeriche, espressioni di leggi insite nell’animo umano, elementi e principi di perfezione, di bellezza e d’armonia.

Chi le osserva, sente un senso di serenità, di tranquillità, di benessere psicologico, di sentimenti d’infinitezza e d’universalità perché le leggi usate per la loro costruzione sono iscritte dentro di noi.

Secondo una lettura platonica di tali eventi si può asserire che gli uomini costruiscono secondo i modelli d’idee perfette ed universali che essi possiedono perché, secondo il mito, ne hanno contemplato la bellezza nel mondo delle Idee prima di essere imprigionate nel corpo.

    In termini moderni, dopo l’avvento della psicanalisi, dopo la scoperta dell’inconscio e dopo l’ipotesi formulata da Jung sull’inconscio collettivo, si può affermare che queste leggi sono insite nella psiche di tutti, vengono proiettate dall’uomo nelle opere d’arte che egli crea, realizzando un meraviglioso sogno di grandezza, d’infinitezza, d’universalità, d’armonia e di bellezza. Chi osserva e contempla queste opere d’arte, le coglie come espressione d’armonia e di bellezza, perché loro stessi le possiedono come leggi universali del bello, dell’armonico e dell’infinito.

 

- Nella pittura abbiamo numerosissimi esempi di quadri i cui elementi, figure e corpi architettonici, sono realizzati tenendo conto del rettangolo aureo.

Questi quadri sprigionano una gran sensazione di riposo, di serenità e d’armonia.

 

Monna Lisa (Leonardo da Vinci)

cena.jpg (21087 byte)

Ultima Cena (Leonardo da Vinci)

 

Nascita di Venere (Botticelli)

 

Pittura astratta (Pierre Mondrian)

 

 

      

La parade du cirq  (Georges Seurat)

 

Queste proporzioni armoniose le ritroviamo anche nelle composizioni pittoriche di Picasso, Matisse, Monet e molti altri.

 

 

Picasso

Matisse

Monet

 

Misure identiche si ritrovano nel corpo e nel viso.

 

       

 

         

 

      

 

In un oggetto

Tavolo

Scultura elicoidale con rettangolo aureo su palazzo.

 

                                                                                                         

Anche nella scultura risaltano queste misure auree. Le abbiamo sia nelle opere dell’antichità, sia in quelle di tempi recenti.

 

Cariatide del Partenone

Venere di Milo

Apollo del Belvedere

Statua a Helsinki

Bronzo di Riace

 

    In un fotogramma (armonia dello sfondo e del primo piano, della finestra di sin. etc) Armonie di forme con rettangoli aurei

 

- (fine prima parte) -

 

Antonio VITA,

Psicologo-psicoterapeuta –

Recanati (MC)

antonio.vita@psicovita.it