Gli psicofarmaci e il pensieroDistorto

In questo scritto vengono riportate alcune ipotesi desunte da osservazioni empiriche effettuate su diversi soggetti, tra cui uno di cui qui ci occupiamo in modo particolare.

Le ipotesi non sono suffragate da dimostrazioni scientifiche, ma a parer nostro ci sembrano sufficientemente attendibili per essere state sottoposte ad un’accurata analisi critica. Tra l’altro, esse sono frutto di periodiche e sistematiche osservazioni, con esame minuzioso delle costanti e della variabili man mano evidenziate.

Il soggetto di cui ci occupiamo è un uomo di 50 anni circa, laureato, sposato, professionista, che presentava un’insonnia persistente che finiva per invalidare la sua attività lavorativa.


La persona faceva uso di un sonnifero di cui non si riporta né il nome né la specie. Ci si limita a dire che si tratta di un sonnifero di recente fabbricazione considerato molto efficace, privo di effetti collaterali, usato, come riportato dalla stampa, persino dai piloti che, per il cambiamento di fusi orari, hanno difficoltà a riposare e a dormire.

L’assunzione del farmaco, da parte del nostro soggetto, era iniziata da qualche anno, il consumo era diventato quotidiano, la posologia era stata aumentata con l’andar del tempo in quanto le dosi iniziali ormai non sortivano più alcun effetto induttivo del sonno.

L’uso del farmaco diventò presto un abuso, e le eccessive dosi fecero supporre, come si dirà tra breve, che esse fossero la causa di una serie di sintomi mai riscontrati prima nel soggetto in questione.

Le manifestazioni più rilevanti erano queste:

La psicoterapia non sortiva risultati apprezzabili.

L’ipotesi, dopo tanti esami medici e cure, fu quella che qualcosa determinasse tutti questi problemi, e, dopo aver cercato, anche unitamente a medici e specialisti di isolare le variabili che potevano in qualche modo costituire gli elementi scatenanti, si pensò di eliminare completamente e quanto più rapidamente possibile l’uso del sonnifero.

Il soggetto non dormì per tre notti circa. Poi iniziò a dormire alcune ore. Infine il sonno si normalizzò e il soggetto riuscì a dormire per 8 ore notturne.

E ricominciò a sognare.

Continuava a sentire in bocca il sapore amaro del sonnifero, effetto che gli durò due settimane da quando l’aveva completamente smesso.

In breve successe:

Ora, nessuno ci assicura che tutte le patologie sopra riscontrate potevano essere imputate al sonnifero di cui il soggetto faceva un uso smodato, con effetti di accumulo, e con difficoltà di smaltimento per mancanza di ampi o sufficienti intervalli di tempo nell’assunzione del farmaco.

Ma era ragionevole pensarci e supporlo.

Infatti, dopo 15 gg., si ebbe la scomparsa di tutti i sintomi sopra descritti ed una remissione pressoché totale del soggetto sia sul piano comportamentale, sia su quello psicologico, sia su quello fisiologico.

La riprova venne quando il soggetto ebbe una ricaduta nell’uso del sonnifero con le medesime quantità di quelle precedentemente consumate: subito ricomparvero tutti i sintomi sopra descritti.

Alla successiva eliminazione dell’assunzione del sonnifero tutti i sintomi scomparvero di nuovo.

L’ipotesi che il sonnifero fosse la causa dei sintomi e che alla sua sospensione ritornasse uno stato di tranquillità e di benessere sia fisico, sia mentale, sia comportamentale, non era del tutto peregrina.

Anzi, fugato ogni dubbio, tutto ci convinse a ritenere che tale stato patologico era da attribuire all’abuso di assunzione del sonnifero, farmaco peraltro studiato proprio per eliminare ogni sorta di effetti nocivi collaterali.

Inoltre, questo fatto ci portò a dedurre che l’intossicazione da sonnifero preso in dosi massicce, oltre a produrre tanti effetti di carattere neurologico, motorio, aveva finito per distorcere il PENSIERO, la capacità valutativa e critica, mentre erano comparse idee ossessive, tali da produrre comportamenti deviati sia nei confronti della propria persona, sia nei confronti di altri.

Il PENSIERO del nostro soggetto, cioè, era diventato un "pensiero malato". Ora, questi effetti, determinati da un farmaco, insorti in un soggetto sano, di buona cultura e di buona posizione sociale, perché non potrebbero manifestarsi in altri soggetti? E al posto di un sonnifero, un qualsiasi psicofarmaco, preso in dosi eccessive, non potrebbe forse produrre le stesse manifestazioni, e non potrebbe finire per distorcere il PENSIERO? In tal caso il PENSIERO risulterebbe MALATO, alterato, con effetti devastanti e con conseguenze negative difficilmente calcolabili sul piano sociale, politico e morale.

Occorre tener presente che dosi eccessive di psicofarmaci possono essere assunte da docenti, da operatori sociali, da psicologi, da psichiatri, o da persone preposte all’attività politica di legiferare, o da chi deve attendere all’applicazione delle leggi e delle norme del vivere sociale, o da chi deve prendere decisioni sul piano economico, sociale, etico, ad ogni livello ed in ogni tipo di associazioni, di consigli, di collettivi deliberanti.

E ancora: se invece di psicofarmaci si trattasse di droghe, leggere o pesanti,, prese continuativamente ed in modo massiccio, gli effetti sarebbero gli stessi, se non peggiori.

Se alcune persone, di notevole importanza, prestigio ed influenza, operanti nei diversi settori della vita umana e sociale, fanno un uso enorme di droghe e di stimolanti che distorcono e producono effetti negativi nel loro pensiero, tanto che esso diventa un "pensiero malato", dobbiamo supporre che anche le loro teorie e le loro manifestazioni o costruzioni scientifiche, giuridiche, economiche od altro, sono un prodotto malato in quanto frutto di un pensiero malato, distorto ed obnubilato.

Occorre allora (ma in che modo?) salvare dall’angoscia chi si è accorto di aver seguito per tutta la vita una teoria che risulta il frutto malato di un pensiero distorto. O chi ha obbedito a leggi e norme che sono state concepite sotto il malefico influsso di sostanze, e che con l’andar del tempo sono risultate deleterie e distruttive.

Questo difficile salvataggio non va rivolto soltanto a chi è stato vittima delle azioni atroci messe in atto da alcuni soggetti della nostra storia contemporanea che, malati nel pensiero e nei sentimenti, facendo uso di droghe, hanno peggiorato il loro animo e le loro idee, manifestando il loro gusto perverso e il loro insano piacere nel condurre il genere umano, o parte di esso, verso persecuzioni e morte, ma anche a chi è stato vittima di altri tipi di violenza.

In effetti può essere chiamato in causa anche chi opera nel mondo della cultura creando o producendo sotto l’influsso di droghe, perché in tal modo essi ci hanno dato opere malate, frutti di pensieri e di sentimenti malati.

Non è facile, per le persone comuni, difendersi dall’inconscia azione del Pensiero malato e saper riconoscere, prima che sortiscano effetti devastanti, tra tanti "prodotti", quelli che sono frutto di una patologia psicologica e comportamentale ingigantita o semplicemente distorta dall’uso improprio e nocivo di sostanze tossiche come quella sopra descritta.  

 

Speriamo solo che i giovani e i non più giovani riescano a capire che sostanze tossiche sono anche i normali farmaci se presi in modo irregolare e in dosi eccessive, e che molto tossiche e nocive sono tutte quelle sostanze stupefacenti che producono l’alterazione degli stati di coscienza del soggetto umano, in qualsiasi quantità esse siano assunte.

 

Antonio Vita

Psicologo-psicoterapeuta

Recanati

 

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